| TEATRO |
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RIFLESSIONI DI UNO SPETTATORE DI TEATRO
a cura di Mariano D'Amora
Nei primi giorni di maggio, il teatro Nuovo di Salerno ci ha offerto la possibilità di riflettere su un momento fondamentale della nostra cultura: Luigi Pirandello, scrittore e drammaturgo, attraverso le parole "alte" dei Prof. Paolo Puppa e Rino Mele.
Momenti di emozione hanno caratterizzato quei pomeriggi salernitani dove allievi di teatro e studiosi hanno ascoltato del sangue narrativo dell'autore siciliano il cui pianto drammatico è stato esposto dal Prof. Puppa attraverso una comunicatività densa, asciutta ed immediata. Del resto capita raramente che un docente di storia del teatro sia al tempo stesso anche un performer. Una dualità, a mio avviso, che impone una riflessione a noi che di teatro ci nutriamo. Un professore-performer non racchiude in sé la completezza espressiva dal quale un buon insegnante di teatro non può, suo malgrado prescindere? In fondo, possedere un anima "attoriale" significa compiere un passo verso i propri studenti che meglio comprenderanno i drammi descritti. Non è un caso che il Prof. Mele abbia scelto come oggetto del proprio intervento, la "voce dell'attore", identificando in essa un fondamentale elemento espressivo del performer nell'atto di avvicinare a sé il proprio pubblico. La voce specchio di emozioni, eco dell'anima di colui che percorre il palcoscenico in una dimensione "altra" da noi.
Era presente nelle letture pirandelliane, il travagliato biografismo dell'autore, la cui vita fu tormentata dalla follia della moglie e dall'amore, mai pienamente vissuto, per la sua musa teatrale, l'attrice Marta Abba, oggetto di undici anni di struggenti epistole che vanno dal 1925 al 36. A lei Pirandello scriveva: "Marta mia, la vita ti obbliga a mangiare fango. Io ne ho lo stomaco pieno", e scrivendo ciò forse l'autore siciliano aveva in mente l'odio del figlio Stefano nei suoi confronti, perché convinto che il padre fosse la causa della follia materna. Ascoltando poi la novella "I pedi sull'erba", scritta nel 1934, non abbiamo potuto fare a meno di pensare che forse, in cuor suo, l'autore pensasse a sé, descrivendo quel vecchio che, dopo la morte della moglie, viene costretto dal figlio a lasciare la propria camera da letto per una stanzetta ben più misera, posta alla fine del corridoio, una volta alcova della servitù. Metafora di un lento avvicinarsi alla dipartita finale, forse desiderata, aspettata, agognata. Quanta gelante verità umana in questo toccante racconto, e il Prof. Paolo Puppa ce lo porge con un garbo non comune, accompagnandoci dolcemente nel cuore dell'anziano padre.
Analizzando il novellare Pirandelliano, abbiamo potuto riflettere su gli occhi "diversi" con cui un autore guarda la realtà. Sul suo trarre da essa spunti singolari, cinici, colmi di carità cristiana, come nella novella, "Il lume dell'altra stanza" del 1909, dove un uomo guarda attraverso la finestra di una cameretta presa in affitto, la quotidiana serenità di una famiglia che abita nel palazzo di fronte al suo, a Roma.
Una serenità che funge da miraggio agli occhi di quello spettatore capitato lì per caso, un pomeriggio, attratto dal riflesso di una lampada. Come dinanzi ad una bagliore filmico, il nostro spettatore si trova di fronte la stessa scena ogni sera, puntualmente. Incomincia così a frequentare quella serenità con regolarità, da spettatore discreto ma appassionato. Ed ecco, che in seguito all'intervento della sua padrona di casa e della figliola, le quali riferiscono dello spettatore inatteso alla madre, che quest'ultima, spinta da curiosità, forse, una sera volge un quasi sguardo alla finestra dell'uomo. Apprenderemo poi che la donna, dopo breve tempo, lascerà l'alcova familiare per fuggire con l'uomo visto alla finestra. Ma "niente che sia d'oro resta" e dopo pochi giorni dalla fuga, la donna, da quella stessa finestra si ritroverà a spiare i propri figli ed il marito abbandonato, agognando, forse un ritorno a quel tepore domestico irrimediabilmente perduto.
I giorni di teatro pirandelliano si sono poi conclusi con un buona edizione "del Berretto a Sonagli" messo in scena dalla compagnia del teatro Nuovo.
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Rime giovanili e della Vita Nuova
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