| TEATRO |
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Nell’isola dei matti di Mario Frezza: “opera buffa, ma non troppo”, esempio di teatro come testimonianza di vita trasfigurata da un sorriso amaro
a cura di Maria Proja de Santis
Venezia è sinonimo di teatro, un immenso palcoscenico di campi, campielli, calli, ponti, isole, barene,... e le isole, ciascuna con una propria storia di diversità, sono da sempre, in questa magica laguna, luogo deputato di eventi storici e fantastici memorabili.
A San Servolo, la Pazzia “è di scena” già nella prima metà del Settecento, quando “l’isola dei do campanili”, com’era anche chiamata in veneziano, fu destinata alla custodia e cura dei malati di mente, purché nobili e, più tardi, borghesi benestanti.
Come precisa Mario Frezza nella prefazione del vivace e icastico testo teatrale, Nell’isola dei matti, sottotitolato “opera buffa, ma non troppo, ambientata nel manicomio di San Servolo negli anni settanta”, dopo la caduta della Serenissima e il passaggio sotto il governo austriaco nel 1798, anche i folli poveri trovarono accoglienza in quello che nel 1804 fu dichiarato “Manicomio centrale per entrambi i sessi di tutte le Province Venete, della Dalmazia e del Tirolo”.
Più tardi, nel 1873, le donne saranno ospitate nell’isola di S. Clemente.
All’inizio del Novecento, uno scandalo con denunce per maltrattamenti coinvolge i Padri responsabili dell’Ospedale che viene commissariato, finché nel 1931 i due manicomi passano alla Provincia e nel ’32 sono nominati Ospedali Psichiatrici.
Nel 1978 la Legge 180, rimasta nella storia come Legge Basaglia, decreta la chiusura dei manicomi con tutte le conseguenze che ciò avrebbe comportato.
Il lavoro di Mario Frezza, medico e professore universitario, già autore di numerosi testi narrativi e teatrali d’interesse umano e psicologico, premiato in vari concorsi letterari, mette a tema la triste situazione in cui si trovano i “matti” di San Servolo negli anni Settanta, in cui Franco Basaglia operava attivamente affinché i malati mentali non fossero più considerati come individui pericolosi da emarginare ed escludere socialmente con isolamento, strumenti di contenzione, elettroshock...
La pièce teatrale ambientata nell’isola veneziana, ci propone, anche con sorriso, il mondo variegato dei medici, degli infermieri, e dei malati di cui s’individuano particolari manifestazioni comportamentali anomale: c’è il depresso grave, il confabulatore, il matto che ha subito violenza, il dissociato, il violinista, lo schizofrenico e il filosofo.
La Compagnia Teatro del Go con la regia di Lucilla Piacentini e la scena minimalista, ma efficace, di Manuela Lucatello e Gerne, ha saputo rendere pur con economia di mezzi, quali lo spazio scenico ridotto, la vita amara del mondo dei malati di mente che, come sosteneva Basaglia entrano nel manicomio come ‘persona’ per diventare ‘cosa’.
Gli interpreti, impegnati e convincenti, hanno realizzato i personaggi del potere attraverso le figure dei medici, Mario Lazzarini, Floriano Boaga e Lucilla Piacentini, del cappellano, Lamberto Stiore, dell’assessore alla Sanità Gualtiero Ballerini, e dei matti da slegare Germano Nenzi, Gian Paolo Trabucco (che, nella foga affabulatoria, si è anche esibito in un canto appassionato dedicato a Venezia e alla sua laguna), Giorgio Baldessari, Giovanni Mariuzzo, dalla gestualità veramente notevole, Gigi Morelli, Piero Zangrando, tutti ritratti di una povera umanità affidata agli infermieri, tra cui Walter Armani, e alla giovane inserviente Laura Nenzi.
Le nuove idee sulla malattia mentale stanno ormai circolando anche tra questa umanità minore che cerca aiuto e avverte tutto il disagio esistenziale e sociale tanto da esclamare per bocca del matto filosofo: “Vo’emo un poco de rispeto, vo’emo desìder anca noialtri... de noialtri stessi. ...stemo mal, ma’issimo. ...Fè presto, che stemo per morir...”.
La legge Basaglia fu promulgata il 13 maggio 1978!
Serata memorabile, quella dello scorso 17 ottobre nell’accogliente teatrino dell’Isola di San Servolo e grande il successo per l’evento teatrale, preceduto dalle conversazioni sull’amico e collega Franco Basaglia, di Giuseppe Dell’Acqua, Direttore del Dipartemento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria di Trieste, e di Domenico Casagrande, ultimo Direttore dell’Ospedale Psichiatrico di San Clemente.
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