Armando Saveriano, Spiniger, Per Versi editori, Grottaminarda 2009, pp. 96, €. 12,00 recensione di Domenico Cipriano
Per comprendere il lavoro poetico dell’irpino Armando Saveriano occorre ascoltarlo nelle sue performance teatrali, dove la sua parola scritta prende anima. Spiniger, “termine mediato dal latino, aggettivo composto dalle parole spina e gero”, come spiega Francesco Dell’Apa, ci pone davanti agli eventi di Nassiriya, facendo sentire, partendo dalla conoscenza del dramma, tutto l’eroismo, la fede e la speranza dei protagonisti. È un appello all’umanità: «Non commovetevi soltanto/ [...]/ Fatevi carezze del perdono/ e nunzi della pace» (p.22), come invita la “voce dei caduti” in chiusura di queste intense pagine che formano la prima sezione del libro, così accolto nella puntuale prefazione di Enzo Rega: “Rispettoso e commosso per la sorte delle vittime dell’eccidio e del dolore di chi resta a piangerli, Saveriano sa poi evitare ogni retorica e conservare uno sguardo lucido”.
Nella seconda parte, più corposa e varia, dal titolo: Les herbes folles, il poeta si fa protagonista per rovistare tra le macerie della società, ponendo interrogativi, fissando riflessioni sull’enfasi dello spettacolo televisivo e sulla dominante indifferenza: «Resta da vedere chi domani starà dietro lo schermo/ e chi dentro l’urlo tubolare/ muto/ per gli inquilini del gran Paese/ dell’indifferenza» (p.30); sulla falsità delle azioni che dominano il mondo: «Che il Bene sta dalla parte del più forte/ Che il più forte è un aggressore sorridente» (p.31); sulla crudeltà mostrata ogni giorno e di cui ogni volta lo stupore rinnovato sembra l’unica risposta (v. Il chiasso; p.33).
Il linguaggio è spesso ricercato per una scrittura ricca di metafore e la presenza di dotte citazioni, frutto della vasta cultura dell’autore, che cerca tuttavia di non far prevalere l’erudizione sull’espressione della poesia. C’è spazio per parlare dell’importanza dei ricordi: «Eppure fortunatamente un dono ci rimane/ e sopravvive:/ abbiamo mille rinascite noi tutti./ E anime di maghi» (p.63). E spazio per parlare d’amore, in vari modi, a volte imbattendoci in testi che sembrano usciti dalla penna di uno storyteller disincantato (v. La parola amore, p.36), ancora altre dove prevale l’io più lirico. E ciò ci sorprende se scopriamo che nelle ultime pagine della raccolta incontriamo poesia che è principalmente ricerca linguistica. Proprio in quest’ultima parte l’autore cerca soluzioni di punteggiatura originale o scelte sperimentali per i caratteri utilizzati, o ancora l’uso di neologismi per rendere il senso dei versi più efficace, per far sentire ad esempio «il tanfo bagnato di butti e di cisterne/ come gravagggrava addosso» (p.84).
Una scrittura varia, anche per l’idea di Saveriano che si dedica alla letteratura e al teatro da oltre un trentennio sul poeta, considerato un “versipelle”, doveroso di ricercare e mutare, sia stilisticamente che nei contenuti, per raccontare di volta in volta le sue verità. Va citata l’intensa dedica ad incipit del libro; una prosa poetica di commiato alla poetessa Assunta Finiguerra, che saluta con queste parole: «Per tutti incenerisci intanto questa tristezza che ci abbraccia».