Carmen Grattacaso, Il sospetto e le lusinghe recensione di Raffaele Piazza
Libro non scandito, questa plaquette della poeta salernitana Carmen Grattacaso, che nel 2005 ha pubblicato la sua prima raccolta di versi I luoghi e la distanza, con prefazione di Mariella Bettarini e disegni di Antonio Peri. Alcune sue poesie sono apparse su Poesia, La mosca di Milano, Capoverso e Gradiva. Per la sua brevità questo libro non scandito potrebbe essere definito una plaquette e per la sua unitarietà un poemetto. I testi che compongono questo testo sono componimenti brevi, di una o due strofe e sono caratterizzati da una grande compostezza formale. Nessun testo presenta un titolo.. Molto alta la prima poesia che dà un senso di sospensione e mistero, senso che si ritrova un po’ in tutte le poesie della raccolta. Citiamo la prima poesia: “Il tempo di un vagito, uscire per poi/ dolorosamente rientrare/ nel complicato piccolo spazio. /// C’è un luogo ancora forse, che ospiterà/ la nuova nascita e farà bende di lino/ per l’atteso, temerario ospite.” Si tratta di una poesia molto alta in cui sono presenti il senso dello spazio e del tempo: c’è mistero su quel luogo che ospiterà la nuova nascita, di cui ogni riferimento resta taciuto. Le poesie di questa raccolta sono caratterizzate da versi sorvegliati luminosi e scattanti.
La poesia di Carmen Grattacaso oscilla tra essere e ritrarsi, dolore e gioia, capacità d’amare e sue ricerca e paura d’amare. Pare esserci un magnetismo nelle poesie di questa poetessa che sono intrise di luce, e non manca una certa magia:-“L’amico se n’è andato con poca fretta/ notando somiglianze tra le finestre/ e un film sull’abbandono.// Così col sasso nella mano/ come un bicchiere pieno/ ho ascoltato il rumore del mio seno/ e ho visto il muro, / abitato dolore venirmi nel profondo//-“ Qui si parla dell’abbandono di un amico e il muro che viene detto potrebbe rappresentare la morte o il limite. Ecco allora come lo scrivere può fornirci la forza, il coraggio di saper combattere sia pure con scarne frecce ferite e disillusioni, torti e incomprensioni, inganni e amarezze, rendendo il poeta più corazzato e in qualche modo in grado di andare oltre le anguste contingenze della cosiddetta realtà o irrealtà, come avrebbe detto Annamaria Ortese, della quale Carmen Grattacaso condivide, non pochi umori o malumori di base. Sarà dunque essa - la scrittrice d’invenzione a saperci dischiudere le porte di quelle altre stanze, che ci sono apparentemente proibite, dove riflessione e immaginazione sapranno coniugare il flusso ogni volte rigenerante della nostra capacità creativa. La poesia dunque salva la vita, come ha scritto Donatella Bisutti, perché diviene il fattore catalizzatore di conscio o inconscio, fisico e psichico. Si tratta di poesie leggere, antiliriche e caratterizzate da una grande leggerezza e, forse da una freddezza metallica simile al platino. C’è vagamente anche una vena filosofica in queste poesie, una sorta di esistenzialismo sull’esserci e sull’essere persone nella realtà. Dunque un esercizio di conoscenza. La parola per fare una vita in versi anche se qui di quotidianità non c’è quasi nemmeno la minima presenza.