Camillo Sangiovanni, Ricamo infinito, Puntoacapo Editrice, Novi Ligure (Al), pagg. 77, € 10,00 recensione di Raffaele Piazza
Il testo che prendiamo in considerazione in questa sede non è scandito e, per questo può avere una valenza vagamente poematica: infatti può essere letto come un poemetto costituito da componimenti poetici tutti fortemente verticali e quasi sempre brevi, tutti forniti di titolo; a volte si arriva al massimo della verticalizzazione con versi costituiti di una sola parola. Per renderci conto di quanto affermato basta leggere il primo componimento di questa raccolta di Camillo Sangiovanni, nato a Milano nel 1944, che ha esordito con il libro Come solletico tra le dita (Novi Ligure, 2006), seguita da Rosso aperto (ivi. 2006); cosi leggiamo dalla poesia vera speranza: «bava/ l’infine / di vento/ anima/ minuto/ ricamo/ l’esistere,/ sfinito/ filo/ d’asole// schiuse/ al bandolo/ raggira/ opporsi/ sguardi sbarrati/ a spere di sole/ violento/ fuoco/ di fornaci/ dispera/ fuso/ da sempre/ lava». qui tutto procede con un accumulo di sostantivi, con un minimo di aggettivazione: si tratta di una stringa di parole, apparentemente senza nesso logico e, del resto, è difficile cogliere il nesso tra queste parole: non a caso, ad un certo punto, viene nominata la parola bandolo, quasi che il poeta, con questo termine, voglia darci un indizio su quello che è difficile da trovare in questa poesia. Se si connettessero tra loro tutti i versi, in vari segmenti, come avviene di solito nella poesia contemporanea italiana, si arriverebbe, senza dubbio, ad un risultato solo vagamente più chiaro, ma rimarrebbe il lato oscuro e forse anche alogico di questo originale tessuto linguistico.
A volte la poesia di Sangiovanni assume un carattere giocoso e diviene vagamente più chiara, nel suo nitore e nella sua trasparenza, fatta di versi scattanti e icastici, leggeri e armoniosi nello stesso tempo. Così possiamo citare la breve poesia dal titolo vispa teresa (finiva un altro inverno): «esistere/ al fronte liso/ di cimose/ e sfilacci spesi,// esiti di cenere/ tradita/ da brame/ di vento/ su braci/ risorgenti...». C’è da notare, come caratteristica costante del libro, che tutti i componimenti, in ogni singola unità minima del discorso, sono privi di lettere minuscole; persino nei titoli: questo accorgimento, che l’autore utilizza, rende la scrittura più misteriosa, vagamente neorfica e, nello stesso tempo, dà un senso ci compattezza espressiva a tutto il libro.
Molto densa la poesia alchimia, nella quale si incontrano i temi dell’incontro e della solitudine, dello sgomento, del vivere e del morire, come anche quello del sogno. Come tessere di un mosaico le poesie contenute in questo libro si rapportano ad un insieme più vasto. Si nota un carattere vagamente sperimentale in Ricamo infinito e c’è da notare che lo sperimentalismo del poeta non aderisce a nessun gruppo particolare ma è tutto frutto pregevole di un lavoro in proprio. Dice Mauro Ferrari, nell’acuta postfazione al volume, che “è un pianissimo musicale, quello di Sangiovanni, non certo sbarbariano, nella forza illocutoria, perché parco di accenti e temi”.