Alberto Rizzi, Poesie incitanti all’odio sociale recensione di Raffaele Piazza
Poesie incitanti all’odio sociale è un libro non scandito e, oltre alle poesie, dal tono decisamente antilirico e antielegiaco, presenta una nota finale dell’autore stesso intitolata Due parole dell’autore. Tutti i componimenti della raccolta sono provvisti di titolo. La poetica, che Alberto Rizzi rivela in queste pagine, ha come nucleo tematico, cifra distintiva o chiave interpretativa, che dir si voglia, una forte vis polemica che si scaglia contro il sistema politico pseudo democratico in cui viviamo e, particolarmente, contro il corrotto sistema letterario ed editoriale italiano, che non è per niente meritocratico. C’è nell’autore una forte tensione negativa verso la realtà che lo circonda, in quanto poeta ed uomo. I testi sono caratterizzati da una forte densità metaforica e semantica e anche sintattica e il dettato è caratterizzato da una notevole forma espressiva, a tratti anche sperimentale: c’è chiarezza, in questi versi che, a volte, o meglio quasi sempre, sono disposti sulla pagina in modo irregolare. C’è da fare la constatazione che, accanto al tema poetico politico e sociale, è presente, in queste poesie la tematica degli affetti familiari. Tutte le poesie sono lunghe, nel loro estendersi sulla pagina e sono eleganti e piene di una grande luminosità. Interessante e programmatico il primo componimento, intitolato Specimen, che ha anche un tono programmatico: “Su frammenti di vetro rotto cammina la speranza/ e pone gli occhi attorno/ e guarda/ e seduto vede un maschio d’uomo/ d’ampi gesti chino grugnente che/ quasi fratel fatto a pinnate...”.
La protagonista di questo libro è la speranza che, da un osservatorio privilegiato osserva le vicende di un uomo e di una donna, probabilmente marito e moglie immersi nella loro vita coniugale di ogni giorno nel loro quotidiano: lo stile è ironico e pervaso da una profonda ironia. Eppure, anche nel turbinio dei pensieri e dei giorni , ci può essere un giorno di pace:, come appunto viene espresso nella poesia Giorno di pace:-//“Ammucchiano mattoni gli uomini/ pietre e legni /quando va male impastano ferro con cemento) a fondali erigere improfondi/ quasi/ quasi quinte/ s’affaccia giorno dopo giorno alla finestra/ a chiederci un perdono... -” In questo componimento dimensione naturalistica ed etica si fondono bene tra di loro. Interessante lo scritto finale di Rizzi intitolato Due parole dell’Autore, in cui il poeta esprime le ragioni della sua poetica e della sua concezione di cui si parlava prima. Dice così Rizzi:-“C’è una guerra in corso; anzi ve n’è più di una sull’ambiente, lo stato sociale, il signoraggio, - e chi vuole schierarsi non ha che l’imbarazzo della scelta. Ma, per come funzionano le società occidentali cioè le democrazie rappresentative ce n’è una che vede schierati da una parte gli “umani” (intesi come coloro che tentano di mantenere alto il proprio livello di sensibilità e cultura) e dall’altra quelli che tra gli umani hanno ritenuto poter fare a meno di perseguire tale obiettivo.
Il problema- drammatico per i primi è che i secondi sono la maggioranza; e che, in una società appunto democratico rappresentativa, costoro danno il loro stolto consenso a quanti ci governo” Un esercizio di conoscenza quello di Rizzi, un libro in versi che, tra l’altro si scaglia contro il mondo della poesia.