Alberto Pellegatta, Massimo Dagnino, Paratassi (intr. Riccardo Ferrari, con disegni di Dagnino e Ossola). Edb Edizioni, 2007, pp. 48, euro 10,00 a cura di Domenico Cipriano
«I disegni presenti in questo libro di poesia sono lo spazio privilegiato attraverso cui iniziare a “guardare” un inquieto laboratorio di parole che hanno come costante punto di riferimento l’immagine». Così Riccardo Ferrari ci indica la strada per immergersi in queste eccellenti poesie di Pellegatta e Dagnino, due autori affiancati ma senza rapporto di subordinazione, come il titolo “Paratassi” ci preannuncia.
Sono le immagine racchiuse in attimi fermi che aprono spaccati imprevedibili di riflessione su luoghi distanti e presenti nel contempo, come i “caccia che disfano il golfo” filtrati dallo “schermo del bar” di un 11 settembre 2001 a Napoli, o “Il flash di uno scatto di moda”, quelle di Alberto Pellegatta che aprono la raccolta. Ma è soprattutto un’immagine che guida l’emotività e il rapporto figliare, il mondo che governa queste poesie, dove la “luna idraulica” apre al microcosmo di un padre architetto e le incertezze che nascono in via Garigliano a Milano, ci confidano le indecisioni che si nutrono dello sguardo sulla realtà, la stessa da cui poi la poesia ci apre l’indicibile.
Massimo Dagnino si ricollega a Pellegatta, filtrando le strade di Milano con lo sguardo dai binari o sui binari, quel trapasso della città che ci fa intravedere “un paesaggio residuo che preme”. Poi ci dona dei “versi vedovi”, singoli versi che chiudono un istante, che vogliono restare tali per paura di somigliare a qualcosa o a qualcuno: “Hai perso tutto nella somiglianza”. Poi la luminosità delle poesie della sezione “Cartoni animati”, dove il “ragazzo d’acciaio/ Unisce i pugni, si inarca/ si avvolge su se stesso diventa/ Una testa”, mentre i “Paesaggi si intorbidiscono nell’asfalto”. Sono le immagini che ci portiamo in giro, tra le insicurezze e le paure e, sullo sfondo un “paesaggio anemico”.
Come ben evidenzia Riccardo Ferrari «Albero Pellegatta e Massimo Dagnino compiono un esperimento poetico che si situa dall’inizio e in modo esplicito nel dominio del linguaggio e del suo spazio ripiegato, ma per cogliere in esso un’architettura che bisogna percorrere nei suoi passaggi più precari, nei suoi monumenti corrosi dalla storia della lingua poetica, nelle sue traiettorie frantumate ma visibili».
Alcuni testi di entrambi gli autori sono anche tradotti in inglese dallo stesso Dagnino, senza perdere il ritmo dei testi in italiano, per completare questo libricino ben curato in ogni dettaglio.