Cinque libri della collana “Marcus Poesia”. Carandente, De Vivo, Malinconico, Urraro, Violante a cura di Domenico Cipriano
Salvatore Violante, “Punto e a Capo”
Alfonso Malinconico, “Te agradezco España”
Alessandro Carandente, “Risveglianze” (poesie 1994-2007)
Raffaele Urraro, “Orizzonti di carta” (poesie 1976-1980)
Prisco De Vivo, “Dalla penultima soglia” (poesie 2001-2007)
Marcus edizioni, Napoli
L’editore napoletano Marcus ha dato vita ad una collana di poesia che finora presenta una valida scelta di poeti per lo più campani. Te agradezco España (Napoli, 2002, pagg. 62, euro 6,00) di Alfonso Malinconico ha aperto la collana. Un libro originale nella sua gestazione, di un autore che ha fatto del particolare e della personale ricerca, dove si incrociano elementi del mondo giuridico a cui appartiene, il suo punto di forza. Malinconico, inoltre, ha alle spalle mezzo secolo di attività nel campo letterario ed è un abile traduttore da lingue europee. Qui presenta otto poesie nate in spagnolo e poi tradotte da Inoria Pepe Sarno in italiano. Un procedimento al contrario di quelli a cui siamo abituati da poeti in lingua, e tanto più curioso se si pensa che chi ha tradotto i testi è un esperto di poesia del cinquecento, pertanto poco avvezzo a confrontarsi con i “codici della poesia moderna”. Una sfida sul terreno della libertà, così potremmo definire questo lavoro: «Libertà di allontanarsi dalla rutinaria fatica quotidiana fatta di applicazione di leggi e regolamenti, libertà di evadere verso luoghi della fantasia, libertà di vedere la vita nel suo scorrere effettivo o in un gioco fantasmagorico di riflessi con gli spettri della tradizione letteraria» come acutamente è sintetizzato l’intento di questo lavoro nel prologo di Pepe Sarno. Ovviamente non potevano mancare riferimenti alla poesia spagnola, come le citazioni da Jiménez, de Herrera o Lorca, nell’ode alla lingua spagnola che domina gran parte del libro. Resta come tratto distintivo la capacità dell’autore di nutrirsi del binomio giudice-poeta. Così prima di continuare “a fare il giudice saputello” dedica una felice poesia al suo mentore e ispiratore, l’argentino Jorge Luis Borges, a cui confida: «con i capelli bianchi, ora/ capisco cosa volevi dire/ ai poeti e mi rendo conto/ di una cosa senza valore./ Quanto somiglia/ il mio lavoro al tuo».
Tra i libri appena editi c’è Punto e a capo (Napoli, 2007, pag. 56, euro 6,00) di Salvatore Violante, un autore nato nel 1943 che, dopo oltre venti anni, ci offre la sua seconda raccolta di versi. L’autore affida il suo pensiero ad un versificare cadenzato con prevalenza di decasillabi ed endecasillabi ed alla musicalità di rime e assonanze. I temi di questa raccolta si nutrono del rapporto con la società della sua area geografica, eventi, persone incontrate e osservate. Si avvale di una precisa ed esaustiva prefazione del prof. Aniello Montano da cui riprendiamo queste parole che sintetizzano il contenuto della raccolta: «Nelle liriche del poeta il tentativo di riappropriazione della umana ricchezza emotiva, della praticità dolorante con le sue molteplici sfaccettature, procede in maniera serena e composta, con toni calmi, quasi sussurrati. [...] Tutta congiunta al singolare, la poesia di Salvatore Violante non inclina affatto al nichilismo e neppure ad un compiaciuto e masochistico pessimismo. È intrisa di sentimenti veri e di spirito di carità. Di grazia e di spirito altruistico, tutto all’insegna del valore più alto, quello dell’umanità dell’uomo da salvaguardare in uno con la salvaguardia del mondo naturale».
Risveglianze (Napoli, 2007, pag. 88, euro 10,00) è il titolo della raccolta di poesie di Alessandro Carandente. Si tratta di testi inediti e occasionali apparsi in varie riviste in questi anni ed ora raccolti in questa breve antologia. Dispiegandosi tra analogia e ironia, l’autore propone due stili ben evidenti: da una parte l’analogia costruita sulla individuazioni di nuclei che “germinano metafore incessantemente” cercando nella musicalità e nel ritmo accelerato di parole accostate, un disgelarsi della poesia di contenuti “magici”. L’ironia, è «la coscienza del cammino della storia e quindi della morte, è una sorta di virus che attacca il cuore dell’analogia e arresta dall’interno l’espandersi della rete di corrispondenze. Sospensione e silenzio. Alla positività delle immagini proliferanti si sostituisce il nulla» come spiega lo stesso Carandente in una nota a chiusura. È una poesia che si costruisce a volte intorno al “nonsense”, ma più di tutto si affida ai ritmi sincopati o alle ossessioni del gioco per dare un senso riflessivo e corrosivo della realtà affidandola alla parola: «ho provato a girare lo sguardo/ per cancellare un paesaggio sporco/ un passato allappato...».
Raffaele Urraro con Orizzonti di carta (Napoli, 2007, pagg. 82, euro 10,00) ci offre una riedizione della sua prima raccolta edita nel lontano 1980 in edizione privata, comprendente poesie scritte dal 1976 al 1980, più 5 inediti dello stesso periodo. Anni particolari per l’autore che si trova a vivere in Basilicata, dove insegna in un liceo, rapportandosi con una terra attigua ma completamente diversa dalla sua, e che gli ispira versi di rispetto ed amore: «Io amo/ la selvaggia/ bellezza/ della tua terra/ malata soltanto di vita». Si tratta di un libro dove risiedono le basi di formazione dalla poesia di Urraro, con variazioni stilistiche prese a prestito dalle numerose letture di poeti italiani e stranieri divorate in quegli anni. Un percorso costruito con impegno fino alle poesie della raccolta La luna al guinzaglio del 2001 e dei poemetti di Acroàmata del 2003. Quindi un’opera prima in cui, come tutti i libri di formazione, si alternano poesie più deboli a testi intensi e irriverenti sia nel linguaggio che nei contenuti, come la poesia di apertura che dà il titolo alla raccolta. Questa ristampa non rappresenta la nostalgia di guardare indietro, ma sicuramente sottolinea il bisogno dell’autore di ribadire, dopo tanti anni, la convinzione di molte idee e la visione immutata del mondo, anzi rafforzata da una consapevolezza maggiore, come appare dalla sua nota in apertura: «In questi miei componimenti si avvertono [...] le risonanze politiche ideologiche e sociali e le atmosfere appassionate e appassionanti di quegli anni, così come si avvertono le risonanze della mia esistenza e della mia esistenzialità, perché in questi versi vi è anche tradotta la mia anima, la mia forza, la mia fragilità».
L’ultimo volume edito nella collana è Dalla penultima soglia (Napoli, 2008, pag. 64, euro 10,00) di Prisco De Vivo. Si tratta di un artista poliedrico, che si dedica alla pittura ed alla poesia, in una personale univoca ricerca di rivelare il dolore attraverso la dualità amore e morte. I protagonisti della sua poesia sono ai margini, a volte deformi o più propriamente i diversi di una società che si divincola dal brutto oggettivamente inteso. I colori della sua poesia sono oscuri, e i protagonisti presentano i visi pallidi, indigenti, come già nella sua ricerca pittorica. Ci sono versi scomodi, ma reali di una carnalità denudata, e vi è la tensione di un disfacimento visibile, mostrato attraverso la visione dell’interiorità cosciente che elabora il suo lutto. Il libro, dedicato alla memoria del poeta Franco Capasso, è presentato dal prof. Marcello Carlino ed una nota di Raffaele Piazza. «Se poi all’assenza si tenta di porre argine con una ricerca tattile, corporea di presenza, scrive Carlino o alla mancanza si supplisce con il desiderio, l’eros non rompe né scioglie, in Dalla penultima soglia, il vincolo di parentela che lo fa fratello di “thanatos”, apparendo invece votato al lutto e come funereo. Dal nero del lutto, per altro, si tingono gli episodi apocalittici di una denuncia delle miserie che ci appartengono e che riempiono sempre più spesso e più densamente di mercanti il tempio, episodi nei quali Prisco De Vivo usa gli inchiostri della denuncia, la penna della polemica». Piazza, invece, riprende il senso comune del lavoro artistico di De Vivo: «La pittura dell’autore [...] ha un carattere tragico e visionario che si rivela anche nella produzione poetica e diviene un comune denominatore tra le due forme espressive». Completano la bella edizione alcuni disegni dell’autore.