LA FONTE D’ETERNA GIOVINEZZA
La stanza azzurra
dove ancora torno
a immergere lo sguardo nella mente
vasta, contorta
eppure libera dalle fronde
il vento che avanza
intrepido, sordo
alle preghiere dei trifogli
delle campanule stremate
invecchiata velocemente
o senza senno
per qualcheduno che comprende a stento il delirio del fulmine
siedo e mi carezzo il ventre
il tocco del diaframma mi ridesta, l’arpa scorda
ch’ho dimenticato d’esser donna casta
la comprensione del morire ed esserci mi scontorna
del blu del cielo e del bianco dell’acqua riversa
grata d’avere denti per ridere
se un bambino mi porge la mano
donna, nel parto, nell’atto
del concepire l’aurora
nella nascita dell’acqua, ora piango
poco, raccolgo i seni fra le dita calme
mi cingo di me
considero il peso dell’attesa
il tempo che dovrà mutare
bevi, se t’avrò creato, nato
dal monte il mare
su questa chiatta solo il mormorio del dare
invocato, bimbo immaginato, custodito
io madre, Dio molle di paura
non ho che mani stupite, e mani
e mani colme di fieno
e le mammelle più rotonde, operose
l’incrinare della diga espande lo strepitio rintrona, non sussurrare
esploderanno gli argini, sarà il frastuono
la fonte d’eterna giovinezza rimescerà la sansa.
CREATA
Creata ibrida
di emozioni remote
di segreti aggrappati alle siepi
come mani bambine, piedi veloci
occhi tersi pregni d’azzurro
quando il cielo agita il mare
e il tramonto si chiazza:
è l’amarezza, la speranza desolata.
Creata bambina: reato
figlia dell’incanto
esiliato ardore, mi dolgo
di sbandate peregrinazioni
in alcove d’idee ramificate.
Creata angelo
desiderata eroe
inesperta d’armi
tarantola scalza
invoco la luna.