Rossella Luongo, in questa seconda raccolta dal titolo Canti metropolitani, edita dopo due anni dal precedente La fata e il poeta, continua a percorrere, attraverso lo sguardo, la quotidianità, soffermandosi in modo dettagliato sul tessuto urbano, fatto di strade, vetrine, caffè, personaggi, intimità (Calano dai pini umori d’inverno/ nei buchi irrisolti dell’infanzia/ rotoli di storia calpestati/ [...]/ il pakistano fermo al carretto/ agli castagne due zainetti, p.14), ma anche interni (la barista insinua alla cassiera un bacio, p.15) e comunicazioni che scorrono sui fili. E proprio ai fili invisibili della comunicazione degli “internauti” fanno riferimento poesie come “wireless”, dove troviamo quel linguaggio tecnologico che se dieci anni fa poteva apparire una novità, oggi comunque mantiene la sua attualità, assorbito dal quotidiano (il filo del discorso/ se n’è andato, disperso/ in un click di mouse/ nel wireless condannato, p.20).
Una caratteristica di questa scrittura è la rapidità delle immagini per immergersi nei cambi degli scenari, come in questa sequenza di “Periferia” (Smart rosse e gialle/ McDonald’s & chips/ studentelli in chat, p.23). Ma anche i riferimenti che l’autrice fa al proprio lavoro di avvocato, che troviamo disseminati qua e là tra i versi; scelta che fa ricordare, anche se lontanamente, il poeta laziale Alfonso Malinconico. Tutto ciò davanti ad una città fredda di sentimenti, dove sembra che le temperature invernali fanno la loro parte (v. “Nevicata”), anche se non riescono certo a frenano gli slanci che covano negli animi bisognosi d’amore (non è mai tardi per amare, p.17).
Proprio “l’amore” viene ancora ripercorso, con una sezione che ne prende il titolo, da quello sentimentale “eterno” (le tue parole liquide d’amore/ sono la calma che infonde la notte/ quando la luna riposa, p.31), fino all’amore filiale (quante volte invano/ ho cercato di descrivere/ il profumo di un figlio, p.35). E dal figlio (o figlia) al padre per un ricordo tracciato con dolcezza nelle poesie dell’ultima sezione, dal titolo Il padre: «Valigia stretta/ dolore al cuore/ sbiadito imbrunire/ tra tigli e gigli,/ partenza monca/ giugno è un pugno/ stellato di piano/ santo...caro papà» (p.41).
Scrive Paolo Ruffilli in prefazione: “Dominante, nella poesia di Rossella Luongo, è la componente angosciosa (anche se continuamente esorcizzata attraverso le immagini); quella appunto che deriva da una lucida analisi della realtà, dalla conoscenza e dalla consapevolezza del suo degrado, di una progressiva alienazione che si è impadronita dell’uomo. E c’è tuttavia l’innescarsi, in questo quadro in partenza negativo, di una speranza, di una possibilità di salvezza, legata all’ottimismo della volontà contro il pessimismo dell’intelligenza”. Completa la snella edizione per Samuele Editore di Alessandro Canzian, una significativa copertina con opera fotografica di Luciano Ladislan.