Antonella Anedda, Dal balcone del corpo, Mondadori ed., Milano 2007, pp. 102, €. 10,00 recensione di Carmen Grattacaso
Non ha paura Antonella Anedda di stare ad ascoltare i più impercettibili movimenti dell’anima e del corpo, di attendere in silenzio che la parola più precisa possa definirli ed esprimerli in poesia.
Concentrata, silenziosa, coraggiosa, vera. Questa è la poesia dell’Anedda.
Ogni verso è dentro la vita e la morte, oscilla fra il bianco e il nero. «Il bianco e il nero, servivano a mettere ordine al troppo/ finché tra le fessure ho ricominciato ad amare».
Versi che si muovono e danzano, poi piano, senza rumore, entrano nel mondo del lettore, danno vita ai fantasmi che aveva rimosso, sepolto; tra l’autore e chi legge s’insinuano i vuoti e le assenze che vengono riempiti.
“Il silenzio è una culla. diceva Teresa d’Avila Bisogna esser gente senza rumore”.
È la poesia l’unica forma letteraria che può parlare in silenzio, cercando nell’abisso dell’anima il perduto, il perdente. È lì, in quello spazio che arriva lo sguardo del poeta che non ha paura d’incontrare gli spettri dell’anima. Ma la Anedda “ama gli insetti, non ha schifo delle lucertole e neppure dei vermi e dei serpi”. Lungo la strada può accadere di tutto, anche che il bianco e il nero facciano posto ai colori: «Tutto rimase colmo di colore:/ lillà e cobalto e un marrone sbalzato di grigio/ solo incapace di soccorrere/ come un ricordo usuale».
Colori che segnano l’aria come coriandoli e si fermano sulle cose. Nei colori lo sguardo potrebbe confondersi, ma è solo una maniera per cercare oltre, ancora, «ai margini del bosco» l’io vero, sano o malato, torturato però sempre dal continuo, incessante guardarsi dentro, fare luce, perdersi per ritrovarsi, anche dove «non esistono mani, né desiderio, né sesso». In questa ricerca ci siamo dentro tutti, più o meno consapevoli, esposti tutti alla sofferenza.
Ma dal balcone del corpo tutto è lontano, spariscono i primi piani, non si sa come decifrare le immagini. Ogni storia allora sembra accettare il destino della miseria umana.