Luigi Fontanella "L’azzurra memoria. Poesie 1970-2005". Moretti & Vitali, Bergamo 2007. pp. 174, euro 11,00 a cura di Enzo Rega
Dopo Land of Time (Chelsea Editions, New York 2006, traduzione inglese a fronte), Luigi Fontanella torna a fare il punto sulla sua poesia con un altro volume antologico. Ma la forma-antologia, che censisce di un autore vari momenti, rende l’essenza stessa della “poesia nomade” (Giuseppe Pontiggia) di Fontanella che spesso, anche in una stessa raccolta, imbocca fruttuosamente vie diverse. Nella prosa che apre la sezione dei Testi inediti (2002-2005), l’autore scrive della propria poesia: “...è un labirinto di voci che s’inseguono l’un l’altra [...]. Eco che si rincorre, rimbalza in mille specchi, e fissa reinventa la stessa voce, voce mobile, voce ferma [...]” (nota, al contempo: fissa/reinventa - mobile/ferma); voci che convergono poi verso un’“unica foce” (p. 129).
È ciò che Giovanni Raboni ha sottolineato per Azul (2001) evidenziandovi, nonostante la struttura apparentemente casuale, una “direzione generale”, nella quale le oscillazioni testimoniano “grande libertà interiore”, fino alla ricomparsa di scansioni strofiche, della terzina e dell’endecasillabo. Sulla reviviscenza di forme metriche del passato ritorna Giancarlo Pontiggia nell’intervista-introduzione, notando poi fra gli inediti la presenza di testi in prosa. Segno dell’apertura ulteriore del ventaglio formale. La prosa poetica, che si aggiunge ai racconti in versi, rispecchia la dichiarata volontà di oltrepassamento del “poetico” in modo da racchiudere in equilibrio occasione poetica e riflessione; il ritorno a forme tradizionali, più che passatista richiamo all’ordine, è sperimentazione poetica che forza la metrica classica nel confronto con la contemporaneità.
Che poi le novità facciano parte di una “direzione generale”, di un procedere “verso un’unica foce”, è testimoniato dal fatto che già in passato Fontanella, dopo tentativi sperimentali e influenze americane, si sia rivolto alla letteratura del suo paese. Aspetto che si rinvigorisce nella sezione degli inediti dove il tono diventa più sommesso e intimo, più discorsivo e colloquiale, teso a fermare un dettaglio e a trovare referenti e riferimenti tra gli affetti familiari o amicali (la straziante Un altro San Silvestro) o “territoriali”, fra terra d’origine (sud Italia) e continente americano ospite (La sciarpa rossa).
Un sentore diffuso di tradizione italiana che, fra gli ultimi testi, si può notare in un componimento nel quale “amici prendono congedo”, si ingurgita l’ultimo sorso di vino, e che conclude così: “Racconta / che la morte adesso è questo / nudo fischiare alle imposte” (p. 136). Un ritorno, stilistico-formale ed esistenziale, nel nesso tematico viaggio (anche come non-luogo della sospensione poetica), tempo e memoria. Un viaggio a ritroso: gli inediti, e il libro, terminano così: “Sono ritornato / come per un percorso a moscacieca / tradito traditore, sono ritornato, / non ero mai partito”. Cioè: a se stessi, non si sfugge.