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Le stanze del Cardinale. Caravaggio, Guido Reni, Guercino e Mattia Preti per il Cardinale Pallotta
recensione di Andrea Carnevali
Trentanove Fastosa e manierista è la Caldarola del cardinale Giambattista Pallotta che voleva trasformare la sua città natale in “Roma barocca”. La mostra dal titolo Le stanze del Cardinale. Caravaggio, Guido Reni, Guercino e Mattia Preti per il Cardinale Pallotta, in corso fino al prossimo 12 novembre al Palazzo dei Cardinali Pallotta, è stata curata da Vittorio Sgarbi.
Il collezionismo, raffinato e colto, del cardinale Pallotta - un po’ eccentrico e stravagante era diventato un motivo di affermazione. Dalle opere esposte nelle stanze del Cardinale c’è un certo rinnovamento del linguaggio che non sottovaluta le esperienze pittoriche emiliane.
La mostra di Caldarola ricompone una collezione di mirabili dipinti con grandi nomi della pittura barocca che era stata ammirata al tempo dalla regina Cristina di Svezia e dal principe Casimiro di Polonia. Una collezione dispersa e smembrata dagli eredi per sanare la grave situazione debitoria che premeva alla morte del Cardinale Giambattista Pallotta, avvenuta nel 1668. Dal ricco collezionismo romano del Seicento attraverso gli interessi artistici del Pallotta, eletto Cardinale da Urbano VIII nel 1635, si ripercorre il manierismo pittorico tra l’Emilia, le Marche e Roma. L’alto prelato, oltre a svolgere un importante ruolo politico nella Roma barocca fu anche un raffinato e colto collezionista di opere d’arte che riunì nel palazzo di Caldarola.
Aprono l’esposizione le opere pittoriche della cultura pittorica emiliana. Le influenze di Guido Reno nell’ambiente ecclesiastico di Roma e del Cardinale Palotta. Il San Francesco di Ludovico Carracci dà alla mostra un aspetto più leggero agli stretti dettami controriformisti cui i pittori del Seicento dovevano attenersi. Ludovico Carracci nei confronti del Cardinale Peolotti aveva esposto i suoi principi nel Discorso sopra le immagini sacre e profane (1582). Il pittore emiliano aveva sentito le indicazioni impartite come religiose da tradurre ha detto Francesco Arcangeli, in un articolo del 1956 vin un “vero, umano sentimento religioso da tradurre in pittura” (scheda del catalogo - S. Guarino, p. 96).
La Santa Caterina di Guido Reni, colta in uno stato d’estasi attorniata da angeli, narra la conversazione della donna attorniata da voci divine. Sono molte le opere emiliane del Seicento: Guercino e di Guido Reni e della scuola falesina di Caracci. Una forte emotività del soggetto che si traduce in linguaggio drammatico tanto da toccare l’espressività dell’artista.
L’estasi della Madonna del Sassoferrato - una copia presso il museo di Cesena - è dalla forte plasticità esposta tra le opere degli emiliani attirerò l’interesse dei pittori tedeschi e inglesi preraffelliti. Lo sguardo rivolto verso l’alto, ferma la luce che entra del quadro rischiarando il fondale. Ma la brillantezza della luce immobilizza la scena e la santa dalle vesti pesanti che cadono verso terra. Sopresa dell’esposizioni sono le quattro opere della pittrice Sirani, esposte per la prima volta 2004 a Bologna che narrano le grandi fatiche di essere donna-pittrici.
Molto didascalica è la produzione di Guercino che nel dipinto le Figlie di Loth ha una grande carica emotiva sia per la distruzione di Sodomia e l’astuzia delle figlie di Loth, sia per le allusioni. Più innovativo è senz’altro Cristo scaccia i mercanti dal tempio (Palazzo Rosso, Genova) che non esula dalla composizione di genere della cultura emiliana, proprio per la sua impostazione, ma l’ardito sorcio di persone rende più molto movimentata la scena. Vera sorpresa è scoprire un dipinto di Buratti che lavorò nell’età giovanile a Loreto con Pomarancio agli affreschi della Basilica. Si legge, tuttavia, le influenze di Tiziano nei toni scuri e dalla grandezza della tela. A dire la verità il gruppo dei personaggi è stato ritratto tenendo in considerazione anche il Lotto de La presentazione al tempio (Palazzo Apostolico, Loreto).
Il collezionismo del Cardinale, tuttavia, non aveva raggiunto un’elevata originalità. Le opere esposte I Santi Giuseppe e Domenico di Simone Cantarini (Pinacoteca Nazionale, Bologna) e l’Angelo custode (Museo di Capodimonte, Napoli) hanno una certa tendenza italiana del passato che trovano per lo più espressione nel rinascimento.
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